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Fido di conto corrente: come funziona e quanto costa
27 luglio 2026 · Aggiornato il 5 agosto 2026
Scritto da Sonia Milan · Revisione di Daniele Chiari, CFO
Il fido di conto corrente (o apertura di credito in conto) è la linea di credito più semplice e più fraintesa: la banca ti autorizza ad andare sotto zero sul conto fino a un tetto concordato, e tu la usi quando serve. La sua forza è l'elasticità; il suo pericolo è che, usata male, trasmette alla banca esattamente il segnale sbagliato. E siccome è quasi sempre una linea a revoca, conviene sapere in anticipo come e quando la banca può chiuderla. Vediamo tutto, con gli occhi di chi la usa.
Come funziona: credito rotativo, non prestito
Il fido non è una somma erogata: è una disponibilità. Il conto può scendere fino al limite accordato; ogni incasso risale e rigenera la capienza, ogni pagamento la consuma. Non c'è un piano di rimborso: si 'restituisce' incassando. Per questo è lo strumento giusto per gli sfasamenti brevi tra uscite ed entrate (stipendi a fine mese, incassi a 60 giorni), e quello sbagliato per finanziare investimenti o perdite: quelli richiedono debito con un piano, non un conto in rosso permanente.
Quanto costa davvero
- Interessi sull'utilizzato: si pagano solo sulle somme utilizzate e sui giorni di utilizzo per valuta, al tasso pattuito (di norma ben più alto di un mutuo: l'elasticità si paga).
- Commissione sull'accordato: la legge (art. 117-bis del Testo Unico Bancario, attuato dal decreto CICR 644/2012) ammette un'unica commissione onnicomprensiva sulla somma MESSA A DISPOSIZIONE, con il tetto dello 0,5% per trimestre. La regola vale per le aperture di credito regolate in conto corrente e per gli affidamenti su conti di pagamento, e per i castelletti di smobilizzo quando il plafond è rotativo: un finanziamento a scadenza fissa resta fuori. La commissione, inoltre, decorre da quando il fido è operativo, non dalla data della delibera. Si paga anche se il fido non si usa: è il costo del posto riservato.
- Sconfinamenti oltre il fido: si aggiunge la commissione di istruttoria veloce, che per legge è fissa, espressa in valore assoluto e non può superare i costi medi dell'istruttoria (decreto CICR 644/2012, art. 4). Due limiti da conoscere: non è dovuta se lo sconfino serve a pagare la banca stessa, e la Banca d'Italia ha chiarito che non può essere applicata quando lo sconfinamento consegue solo alla riduzione o alla revoca del fido. Resta il danno peggiore, che non è la commissione: la traccia in Centrale Rischi.
Un fido troppo grande costa, anche se non lo usi
La commissione onnicomprensiva si paga sull'ACCORDATO, non sull'utilizzato: è l'affitto del posto riservato. Con un fido da 100.000 euro, una commissione dello 0,25% a trimestre e un tasso del 9% sull'utilizzato, il conto cambia molto a seconda di quanto lo usi davvero.
| Ipotesi: fido accordato 100.000 €, commissione 0,25% a trimestre sull'accordato, tasso 9% sull'utilizzato | Utilizzo medio 40.000 | Utilizzo medio 10.000 |
|---|---|---|
| Commissione sull'accordato (0,25% x 4 trimestri su 100.000) | 1.000 € | 1.000 € |
| Interessi sull'utilizzato (9%) | 3.600 € | 900 € |
| Costo totale dell'anno | 4.600 € | 1.900 € |
| Costo effettivo sul denaro davvero usato | 11,5% | 19,0% |
Stesso fido, stesso tasso, costo effettivo quasi doppio: la parte fissa non si diluisce. Chiedere il fido più grande che la banca concede non è gratis, e un fido molto più ampio del fabbisogno è un costo che paghi ogni trimestre per una disponibilità che non usi. Il dimensionamento giusto si legge dal forecast di cassa: serve a coprire il picco negativo previsto, con un margine, non il caso peggiore immaginabile.
L'uso che piace alle banche (e quello che le allarma)
La banca guarda come VIVE il fido: un conto che oscilla, va sotto e risale al ritmo degli incassi racconta un'azienda che usa l'elasticità per quello che è. Un fido stabilmente al limite da mesi, senza oscillazioni, racconta il contrario: quel credito non sta finanziando il circolante, sta coprendo un buco strutturale. In Centrale Rischi il fido di conto è tra i rischi a revoca, e l'utilizzo medio vicino al 100% è uno dei segnali di tensione più letti da tutto il sistema. Regola pratica: se il fido non torna mai sopra zero, non serve un fido più grande: serve capire quale buco sta coprendo e trasformarlo in debito con un piano.
La revoca: come funziona davvero
La maggior parte dei fidi di conto è a tempo indeterminato, 'salvo revoca': in quel caso l'art. 1845 del codice civile consente a ciascuna parte di recedere con il preavviso fissato dal contratto o dagli usi e, se il contratto tace, con quindici giorni. Attenzione: non è un minimo di legge, è il termine residuale, quindi un contratto può prevederne di più brevi. Nelle aperture a tempo determinato la banca può recedere prima della scadenza solo per giusta causa, ma la norma esordisce con «salvo patto contrario»: la clausola del contratto prevale, ed è la prima cosa da leggere. Il comma 2 aggiunge che il recesso sospende subito l'utilizzo e che la banca deve concedere almeno quindici giorni per restituire le somme utilizzate e gli accessori. Attenzione però: anche questo è un termine di ripiego, non una garanzia. La Cassazione ha ammesso che tanto il preavviso quanto il termine per il pagamento siano derogati dal contratto, perfino fino a un solo giorno (Cass. 9943/1993 e 2642/2003), con il solo limite della buona fede nell'esecuzione (art. 1375 del codice civile). Tradotto: nessuno dei quindici giorni è garantito per legge, contano le clausole firmate, e il vero argine a un rientro brutale non è il codice civile ma l'abuso del diritto. In pratica la revoca arriva quando il quadro peggiora: bilanci in deterioramento, sconfini ripetuti, segnalazioni in CR, conto immobile al limite, garanzie indebolite. E arriva quasi sempre nel momento peggiore, perché è innescata dagli stessi segnali della difficoltà.
La difesa vera dalla revoca non è contrattuale, è comportamentale: fido che respira, sconfini a zero, bilanci consegnati puntuali, e la propria Centrale Rischi letta PRIMA della banca. Chi si accorge dei segnali per primo ha il tempo di parlare con la banca da posizione dignitosa, o di diversificare gli affidamenti prima che serva.
Se la revoca arriva
- Verifica forma e preavviso: la comunicazione deve rispettare il contratto. Il rientro immediato senza preavviso è legittimo solo se lo prevede il contratto, e resta comunque sindacabile se esercitato in modo contrario a buona fede.
- Chiedi subito un incontro e le motivazioni: a volte la revoca è di portafoglio (la banca riduce un settore), non un giudizio su di te; saperlo cambia la strategia.
- Negozia un piano di rientro graduale scritto: la banca preferisce quasi sempre un rientro ordinato a una posizione incagliata.
- Muoviti sulle altre banche PRIMA che la revoca sia visibile nei numeri: la Centrale dei Rischi mostrerà la riduzione dell'accordato nei mesi successivi.
- Se stai valutando la composizione negoziata, sappi che l'accesso non è di per sé causa di sospensione o revoca degli affidamenti (art. 16, comma 5, del Codice della crisi): la banca può disporle solo se lo richiede la disciplina di vigilanza prudenziale, e in quel caso deve dare conto delle ragioni nella comunicazione.
Il fido vive in Centrale Rischi tra i rischi a revoca, e la banca lo legge lì: ecco come leggerla prima di lei: Centrale dei Rischi: come leggerla →
Domande frequenti
Come funziona un fido di conto corrente aziendale?
La banca autorizza il conto a scendere sotto zero fino a un limite accordato: gli incassi rigenerano la capienza, i pagamenti la consumano, senza un piano di rimborso. È credito rotativo pensato per gli sfasamenti brevi tra uscite ed entrate, non per finanziare investimenti o perdite.
Quanto costa un fido bancario?
Due componenti: gli interessi sulle somme effettivamente utilizzate, per i giorni di utilizzo, e la commissione sull'accordato, che l'art. 117-bis TUB limita allo 0,5% per trimestre sulla somma messa a disposizione e si paga anche a fido inutilizzato. Gli sconfinamenti oltre il limite aggiungono costi e, peggio, segnali negativi in Centrale Rischi.
La banca può revocare il fido senza preavviso?
Nelle aperture a tempo indeterminato serve il preavviso fissato dal contratto o dagli usi e, se il contratto tace, quello di quindici giorni (art. 1845, comma 3): è un termine residuale, non un minimo di legge. Nelle aperture a tempo determinato serve la giusta causa, ma solo «salvo patto contrario»: la clausola prevale. Il comma 2 prevede poi almeno quindici giorni per restituire le somme utilizzate, ma anche quel termine, come il preavviso, può essere derogato dal contratto: la Cassazione lo ha ritenuto valido perfino se ridotto a un giorno (Cass. 2642/2003), fermo il limite della buona fede.
Perché la banca ha revocato il fido alla mia azienda?
I motivi tipici: bilanci in peggioramento, sconfini ripetuti o fido stabilmente al limite, segnalazioni in Centrale Rischi, garanzie indebolite, conto poco movimentato. A volte è una scelta di portafoglio della banca: chiedere le motivazioni per iscritto aiuta a capire quale sia il caso.
Conviene chiedere il fido più grande possibile?
No: la commissione onnicomprensiva si paga sull'accordato, non sull'utilizzato, quindi un fido molto più ampio del fabbisogno è un costo fisso ogni trimestre per una disponibilità che non usi. Con un fido da 100.000 euro, commissione dello 0,25% a trimestre e tasso del 9%, chi usa in media 40.000 paga un costo effettivo dell'11,5% sul denaro davvero impiegato, chi ne usa 10.000 arriva al 19%. Il dimensionamento si legge dal forecast di cassa: il picco negativo previsto, più un margine.
Un fido sempre utilizzato al massimo è un problema?
Sì: un fido saturo e immobile da mesi dice al sistema bancario che la linea copre un fabbisogno strutturale, non elasticità di cassa. In Centrale Rischi l'utilizzo stabilmente vicino al 100% dell'accordato è letto come tensione. La soluzione non è un fido più grande, ma trasformare quel fabbisogno in debito con un piano.
Cosa fare se la banca revoca il fido?
Quattro mosse, in ordine. Verifica forma e preavviso, tenendo presente che il rientro immediato è legittimo solo se lo prevede il contratto e resta comunque sindacabile se esercitato in modo contrario a buona fede. Chiedi subito un incontro e le motivazioni: a volte la revoca è di portafoglio, cioè la banca riduce un settore, e non un giudizio su di te. Negozia un piano di rientro graduale scritto, che la banca preferisce quasi sempre a una posizione incagliata. E muoviti sulle altre banche prima che la riduzione dell'accordato compaia in Centrale dei Rischi. Se stai valutando la composizione negoziata, l'accesso non è di per sé causa di sospensione o revoca degli affidamenti: la banca può disporle solo se lo richiede la disciplina di vigilanza prudenziale, e in quel caso deve darne conto nella comunicazione.
Fido di conto o anticipo fatture: quale usare?
Il fido di conto è elasticità generica, costa di più e non è legato a crediti specifici; l'anticipo fatture finanzia crediti commerciali concreti e di norma spunta un tasso più basso, perché il rimborso è agganciato a un incasso. Attenzione però al confronto: sull'anticipo pesano commissioni e spese per singola operazione, che su presentazioni frequenti e di piccolo importo possono azzerare il vantaggio di tasso. I due costi vanno confrontati tutto compreso, non sul tasso. Se il fabbisogno nasce da fatture emesse in attesa di incasso, l'anticipo è di solito lo strumento più adatto; il fido copre il resto.
Fonti
- D.M. MEF-CICR 30 giugno 2012 n. 644, artt. 2, 3 e 4 (ambito della commissione onnicomprensiva e commissione di istruttoria veloce)
- Banca d'Italia, Orientamenti di vigilanza «Remunerazione di affidamenti e sconfinamenti» (decorrenza della commissione, divieto di CIV sugli sconfini da revoca)
- Cass. civ. 9943/1993 e 2642/2003 (derogabilità dei termini dell'art. 1845 c.c.)
- Art. 16, comma 5, D.Lgs. 14/2019 (composizione negoziata e affidamenti bancari)
- Art. 1845 codice civile (recesso dall'apertura di credito)
- Art. 117-bis D.Lgs. 385/1993 TUB (remunerazione di affidamenti e sconfinamenti)
Contenuto rivisto da Daniele Chiari, CFO.
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