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DSCR sotto 1: cosa significa e cosa fare
16 luglio 2026
Scritto da Sonia Milan · Revisione di Daniele Chiari, CFO
Il DSCR (Debt Service Coverage Ratio, indice di copertura del servizio del debito) misura quante volte la cassa generata dalla gestione copre il servizio del debito di un periodo, cioè le rate di capitale e gli interessi in scadenza. È uno dei numeri che banche e amministratori guardano per capire, in prospettiva, se il debito è sostenibile. Quando scende sotto 1 la traduzione è diretta: in quel periodo la cassa non basta a pagare le rate. In questo articolo vediamo cosa significa davvero, cosa dice ai fini del Codice della crisi e delle banche, e cosa fare, in ordine di urgenza, per rientrare.
Come si legge il DSCR
Il DSCR è un rapporto: al numeratore i flussi di cassa disponibili al servizio del debito nel periodo, al denominatore il servizio del debito dello stesso periodo, cioè la somma di quota capitale e interessi in scadenza. Esistono varianti di calcolo (a seconda di come si costruisce il flusso al numeratore), ma la logica non cambia: un DSCR di 1,3 vuol dire che la cassa copre 1,3 volte le rate; un DSCR di 0,8 vuol dire che ne copre solo l'80%.
La differenza che conta di più non è nella formula, ma nell'orizzonte: un conto è misurarlo sullo storico (come è andata), un altro è misurarlo in prospettiva (come andrà nei prossimi mesi). È la versione prospettica quella che serve per gli adeguati assetti e per il rapporto con la banca.
Le soglie di riferimento
Non esiste una soglia unica valida per tutti: dipende dal contesto (banca o Codice della crisi) e dal settore. Ma ci sono fasce di lettura ricorrenti:
| Valore del DSCR | Come si legge |
|---|---|
| Sotto 1 | Zona di allerta: i flussi non coprono le rate. In ottica prospettica è un segnale rilevante anche ai fini del Codice della crisi. |
| Tra 1 e 1,2 | Zona cuscinetto: la copertura c'è ma con poco margine; un imprevisto può bastare a scendere sotto 1. |
| Da 1,2 in su | Soglia che le banche considerano in genere adeguata, spesso richiesta come covenant nei contratti di finanziamento. |
Una precisazione che molti danno per scontata sbagliando: il Codice della crisi NON fissa una soglia di DSCR. Chiede di verificare la sostenibilità dei debiti e la continuità aziendale per almeno i dodici mesi successivi (art. 3, comma 3); la soglia di 1 viene dalla prassi professionale, non dalla norma (gli indici del CNDCEC che la contenevano erano stati elaborati in attuazione del vecchio art. 13 del Codice, il cui contenuto è stato soppresso nel 2022 insieme al sistema di allerta: oggi quell'articolo disciplina la piattaforma telematica e la lista di controllo particolareggiata). Per le banche, invece, un DSCR pari a 1 è già considerato insufficiente e la soglia tipica richiesta è 1,2 o superiore. Stesso indicatore, letture diverse.
Cosa significa davvero un DSCR minore di 1
Un valore sotto 1 non è un dettaglio tecnico: è un segnale di allerta. Significa che stai coprendo le rate con qualcosa che non è la gestione: riserve di liquidità, nuovo debito, o ritardi nei pagamenti a fornitori e fisco. Nessuna di queste fonti è ripetibile all'infinito. Se il dato è prospettico e stabile sotto 1, l'azienda sta consumando cuscinetto che prima o poi finisce.
La prima cosa da fare è capire la natura del problema, perché cambia completamente la cura. Un buco di tempistica (gli incassi arrivano dopo le uscite, ma nell'arco del periodo la cassa complessiva ci sarebbe) si chiude spostando le date. Un buco strutturale (i ricavi non coprono i costi, quindi manca cassa in assoluto) non si chiude con la tempistica: serve nuovo fatturato o nuova finanza. Confondere i due porta a soluzioni sbagliate.
DSCR e Codice della crisi
Il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (D.Lgs. 14/2019) impone agli amministratori assetti adeguati a rilevare tempestivamente la crisi, e in particolare di verificare la sostenibilità dei debiti e la continuità per almeno dodici mesi (art. 3, comma 3). Il DSCR è l'indicatore che la prassi professionale usa per farlo, con una precisazione sugli orizzonti: gli indici elaborati dal CNDCEC lo calcolano su sei mesi, mentre i dodici mesi sono l'orizzonte della verifica di continuità richiesta dal Codice. Conviene guardarlo su entrambi. Un DSCR prospettico inferiore a 1 segnala che occorre attivarsi. È esattamente il tipo di segnale che gli assetti adeguati (art. 2086 del codice civile) devono far emergere prima che il problema diventi irreversibile.
Documentare la verifica del DSCR e le azioni decise è parte della diligenza che l'art. 2086 chiede all'amministratore. Un DSCR sotto 1 rilevato e gestito per tempo è la prova che gli assetti funzionano; lo stesso valore ignorato è, al contrario, un elemento di responsabilità.
Cosa fare quando il DSCR è sotto 1
In ordine di urgenza, ecco le leve concrete, dalla più rapida alla più strutturale:
- Rifai il conto in prospettiva, non solo sullo storico. Il DSCR che conta è quello dei prossimi 6-12 mesi, costruito sui flussi attesi. Serve a capire quanto è profondo e persistente il problema.
- Aggredisci il ciclo di cassa. Accorcia i giorni di incasso dai clienti (fatturazione puntuale, solleciti, acconti) e allunga, dove puoi, i giorni di pagamento ai fornitori. Spesso il problema è di tempistica, non di redditività: qui si recupera subito.
- Rinegozia il debito. Allungare la durata dei finanziamenti o ottenere un periodo di preammortamento riduce la rata e alza il DSCR, dando tempo per rientrare. È la leva più diretta sul denominatore.
- Taglia le uscite non essenziali e sblocca gli incassi fermi. Un cliente in ritardo da sollecitare o un pagamento rinviabile possono coprire un buco di breve.
- Se il problema è strutturale, affrontalo come tale. Se i ricavi non coprono i costi, nessuna manovra di tempistica basta: serve nuovo fatturato, una revisione dei margini o nuova finanza. Distinguerlo subito evita di rincorrere la cassa senza risolvere.
Un esempio numerico
Un'azienda genera nel semestre un flusso di cassa al servizio del debito di 90.000 euro. Nello stesso semestre deve pagare rate per 60.000 di capitale e 20.000 di interessi, cioè 80.000 di servizio del debito. Il DSCR è 90.000 / 80.000 = 1,13: copre le rate, ma con poco margine (zona cuscinetto). Se il flusso scendesse a 70.000, il DSCR passerebbe a 0,88: sotto 1, cioè cassa insufficiente a coprire quelle stesse rate. Bastano 20.000 euro di flussi in meno per passare da «adeguato ma teso» a «zona di allerta»: è la fragilità che un DSCR vicino a 1 nasconde.
Gli errori più comuni
- Guardare solo lo storico. Il DSCR passato dice come è andata, non se il debito sarà sostenibile: per la crisi conta il prospettico.
- Fermarsi al valore senza leggere la natura del buco. Tempistica e deficit strutturale richiedono cure opposte.
- Considerare adeguato un DSCR pari a 1. Per la banca 1 è già insufficiente; senza margine, il primo imprevisto ti manda sotto.
- Rilevarlo e non documentarlo. Ai fini degli adeguati assetti, la verifica non tracciata è come non averla fatta.
Spesso un DSCR sotto 1 è la conseguenza di una cassa gestita a vista. Il modo per anticiparlo è pianificarla: Budget di tesoreria: guida ed esempio pratico →
Domande frequenti
Un DSCR di 0,9 è grave?
Vuol dire che la cassa copre il 90% delle rate del periodo: manca un 10%. Non è irreversibile, ma va affrontato subito con le leve su ciclo di cassa e struttura del debito. Se è un dato prospettico e stabile, è un segnale di allerta da documentare ai fini degli adeguati assetti.
Qual è un buon valore di DSCR?
Sopra 1 la cassa copre le rate. Le banche considerano in genere adeguato almeno 1,2 e lo usano spesso come covenant. Tra 1 e 1,2 si è al limite: la copertura c'è ma senza margine. Sotto 1 il debito, in quel periodo, non è sostenibile con la sola gestione.
Il DSCR si calcola sul passato o sul futuro?
Entrambi hanno senso, ma quello rilevante per il Codice della crisi è prospettico, sui flussi attesi dei prossimi mesi (l'orizzonte tipico indicato è di almeno 12 mesi). Lo storico serve come punto di partenza.
Il DSCR è obbligatorio per il Codice della crisi?
Il Codice della crisi non nomina il DSCR né fissa soglie: impone assetti adeguati e la verifica della sostenibilità dei debiti e della continuità per almeno dodici mesi (art. 3, comma 3). Il DSCR è lo strumento che la prassi professionale usa per quella verifica: gli indici del CNDCEC lo calcolano su sei mesi, la continuità si valuta su dodici.
Che differenza c'è tra DSCR bancario e DSCR del Codice della crisi?
La logica di calcolo è la stessa, cambiano soglie e orizzonte. Per gli adeguati assetti il riferimento di prassi è un DSCR sopra 1 (il Codice non fissa soglie: chiede la sostenibilità dei debiti e la continuità per almeno dodici mesi). Per le banche un DSCR pari a 1 è già insufficiente e la soglia tipica richiesta nei covenant è 1,2 o superiore.
Come si migliora il DSCR?
Agendo sui due termini del rapporto: aumentando i flussi di cassa (marginalità, ciclo di cassa più corto) o riducendo il servizio del debito (allungando la durata dei finanziamenti o ottenendo un preammortamento). La leva più rapida è di norma la rinegoziazione della rata.
Il Fondo di Garanzia MCC richiede una soglia minima di DSCR?
No: il Fondo di Garanzia (Mediocredito Centrale) non pubblica una soglia di DSCR come requisito di accesso. L'ammissibilità alla garanzia dipende dalla fascia di rating (sono ammissibili le fasce da 1 a 4), che nasce dal modulo economico-finanziario e da quello andamentale. Il DSCR conta invece per le banche, che spesso richiedono almeno 1,2 come covenant, e per la verifica prospettica chiesta dal Codice della crisi, dove però la soglia di 1 è un riferimento di prassi professionale e non di legge: il Codice chiede la sostenibilità dei debiti e la continuità per almeno dodici mesi (art. 3, comma 3), senza fissare valori.
Quali dati servono per calcolare il DSCR?
Al numeratore i flussi di cassa disponibili al servizio del debito nel periodo; al denominatore la quota capitale e gli interessi in scadenza nello stesso periodo. In ottica prospettica i flussi si costruiscono dalla previsione di cassa, non dallo storico: è la versione prospettica quella che serve per gli adeguati assetti e per il rapporto con la banca.
Fonti
- Art. 2086 codice civile
- D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza)
- CNDCEC, prassi sul DSCR prospettico
Contenuto rivisto da Daniele Chiari, CFO.
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