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Compenso degli amministratori: delibera e deducibilità
27 luglio 2026
Scritto da Sonia Milan · Revisione di Daniele Chiari, CFO
Il compenso dell'amministratore è una delle poste più semplici da sbagliare in una SRL, e l'errore non si vede finché non arriva una verifica: se manca la delibera dell'assemblea che lo determina, il costo è indeducibile e la società si ritrova a pagare imposte su un compenso che ha già erogato. Il tema non è burocratico, è di cassa: qui vediamo chi decide il compenso, come va verbalizzato, quando diventa deducibile e quali sono gli errori che costano di più.
Chi decide il compenso
Attenzione a una imprecisione diffusa: l'art. 2389 del codice civile, quello che di solito si cita, sta nel capo dedicato alle società per azioni. Nella SPA la regola è espressa: il compenso è stabilito all'atto della nomina o dall'assemblea, e per gli amministratori investiti di particolari cariche (presidente, amministratore delegato) lo determina il consiglio, sentito il collegio sindacale. Nella SRL una norma corrispondente non c'è: la competenza a determinare il compenso spetta ai soci, in base all'atto costitutivo e alle decisioni dei soci previste dall'art. 2479 c.c. La sostanza però non cambia, ed è il punto su cui si gioca tutto il resto: gli amministratori non possono determinarsi il compenso da soli, serve una decisione dei soci.
Perché la delibera decide la deducibilità
La giurisprudenza di legittimità è consolidata su un presupposto: la determinazione del compenso richiede una delibera specifica dei soci, e l'approvazione del bilancio che espone il compenso fra i costi non ne costituisce manifestazione implicita (Cassazione, Sezioni Unite, 29 agosto 2008, n. 21933). Da qui l'orientamento largamente prevalente in materia fiscale: in assenza di quella delibera il costo non è deducibile dal reddito d'impresa. Il ragionamento è lineare: senza la delibera manca il titolo giuridico dell'erogazione, e quindi manca il presupposto del costo. Attenzione a un equivoco diffuso: l'approvazione del bilancio che espone il compenso tra i costi non equivale, di per sé, alla delibera che lo determina. Serve una delibera specifica, con l'importo, assunta prima dell'erogazione.
La regola operativa che evita quasi tutti i problemi: delibera assembleare all'inizio dell'esercizio (o alla nomina), con importo, periodicità ed eventuali componenti variabili scritti nero su bianco, e verbale conservato. Costa dieci minuti di assemblea e mette al riparo da una contestazione che vale l'intera imposta sul compenso.
Quando il costo diventa deducibile: cassa, non competenza
I compensi agli amministratori seguono il principio di cassa (art. 95, comma 5, del TUIR): si deducono nell'esercizio in cui sono effettivamente pagati, non in quello di maturazione. C'è però un'estensione importante, il cosiddetto principio di cassa allargato: poiché per l'amministratore si tratta di reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, le somme erogate entro il 12 gennaio dell'anno successivo si considerano percepite nell'anno precedente, e sono quindi deducibili per la società in quell'esercizio. Un compenso 2026 pagato il 10 gennaio 2027 è deducibile nel 2026; pagato il 15 gennaio 2027, scivola all'esercizio successivo. Fa eccezione il caso in cui l'incarico di amministratore rientri nell'attività professionale esercitata: lì si applica la cassa pura.
Contributi e ritenute
Il compenso è reddito assimilato a quello di lavoro dipendente: la società opera la ritenuta d'acconto IRPEF e versa i contributi alla Gestione separata INPS quando dovuti, cioè per gli amministratori non già coperti da altra cassa o pensionati (le aliquote cambiano di anno in anno e vanno verificate per l'esercizio in corso). Il contributo si ripartisce tra società e amministratore nella misura prevista dalla legge: due terzi a carico della società, un terzo a carico del percettore. Sul fronte della cassa aziendale, questo significa che il costo pieno del compenso è sensibilmente superiore all'importo lordo deliberato: è il numero da mettere nel forecast, non il lordo.
Compenso o dividendo?
Il socio-amministratore ha davanti due strade per portarsi a casa risorse dalla società: il compenso, che è un costo deducibile per la società e reddito tassato in capo a lui con aliquote progressive, e il dividendo, che non è deducibile (si distribuisce utile già tassato) ma sconta un'imposta sostitutiva. La convenienza dipende dal livello di reddito, dalla presenza di altri redditi, dalla posizione contributiva e dai piani di patrimonializzazione della società: è una valutazione da fare col commercialista, caso per caso, non una regola generale. Quello che il CFO deve garantire è che qualunque scelta sia deliberata correttamente e sostenibile per la cassa.
Gli errori più costosi
- Erogare senza delibera, o con delibera successiva al pagamento: è il caso classico di indeducibilità.
- Considerare l'approvazione del bilancio come delibera implicita sul compenso: non lo è.
- Pagare a cavallo d'anno senza guardare il calendario: dopo il 12 gennaio la deduzione slitta di un intero esercizio.
- Deliberare un importo e pagarne un altro: la differenza è la prima cosa che salta all'occhio in una verifica.
- Dimenticare il costo contributivo nel budget: il compenso lordo non è il costo per l'azienda.
- Non tracciare il compenso nel registro delle cariche: quando cambia l'organo amministrativo, ricostruire chi prendeva cosa e in base a quale delibera diventa un lavoro d'archivio.
La delibera sul compenso si incastra nel calendario assembleare: ecco i termini che governano l'assemblea: Approvazione del bilancio: 120 o 180 giorni? →
Domande frequenti
Serve la delibera dell'assemblea per il compenso dell'amministratore?
Sì. Nella SRL la competenza è dei soci (art. 2479 c.c. e atto costitutivo): non esiste per le SRL una norma come l'art. 2389 c.c., che vale per le SPA, ma la sostanza è la stessa e in assenza di una decisione che determini il compenso la giurisprudenza di legittimità esclude la deducibilità del costo per la società. Nelle SPA, per gli amministratori con particolari cariche, la rimunerazione la determina il consiglio, sentito il collegio sindacale, salvo diversa previsione statutaria.
L'approvazione del bilancio vale come delibera sul compenso?
No, non di per sé: l'approvazione del bilancio che espone il costo non sostituisce la delibera che determina il compenso. Serve una delibera specifica con l'importo, adottata prima dell'erogazione.
Quando è deducibile il compenso dell'amministratore?
Nell'esercizio in cui è pagato (principio di cassa, art. 95, comma 5, TUIR), con l'estensione della cassa allargata: le somme erogate entro il 12 gennaio dell'anno successivo si considerano percepite nell'anno precedente e restano deducibili in quell'esercizio. Dal 13 gennaio in poi la deduzione slitta all'anno nuovo.
Il compenso dell'amministratore è soggetto a contributi INPS?
Sì, alla Gestione separata, per gli amministratori non iscritti ad altra cassa previdenziale e non pensionati. Il contributo si ripartisce per due terzi a carico della società e un terzo a carico dell'amministratore; le aliquote cambiano di anno in anno e vanno verificate per l'esercizio in corso.
Si può deliberare un compenso variabile legato agli utili?
Sì: la delibera può prevedere una componente fissa e una variabile, purché i criteri siano determinati o determinabili in modo chiaro. La chiarezza dei criteri è ciò che rende la componente variabile difendibile in caso di verifica, e la base su cui poi si liquida senza discussioni.
Un amministratore può rinunciare al compenso?
Sì, e la rinuncia è frequente nelle società a base familiare, ma va formalizzata: una rinuncia tacita lascia aperta l'incertezza sul credito maturato. Le rinunce dei soci-amministratori hanno inoltre effetti fiscali propri, da valutare con il commercialista prima di formalizzarle.
Fonti
- Art. 2479 codice civile (decisioni dei soci nella SRL)
- Art. 2389 codice civile (compenso degli amministratori nella SPA)
- Cassazione, orientamento sulla indeducibilità del compenso non deliberato
- Artt. 95, comma 5, e 51, comma 1, TUIR (deducibilità per cassa e cassa allargata)
Contenuto rivisto da Daniele Chiari, CFO.
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