CFO Hub
CalcolatoriBlogPrezzi

Blog Analisi di bilancio

EBITDA: cosa è, come si calcola e cosa dice davvero

27 luglio 2026 · Aggiornato il 5 agosto 2026

Scritto da Sonia Milan · Revisione di Daniele Chiari, CFO

L'EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) è l'utile prima di interessi, imposte e ammortamenti, dove Depreciation e Amortization indicano l'ammortamento dei beni materiali e quello degli immateriali: il numero che dice quanto margine genera la gestione operativa di un'azienda, prima che entrino in gioco le scelte di finanziamento, il fisco e le politiche contabili sugli ammortamenti. È l'indicatore che banche, investitori e compratori guardano per primo, ed è la base di uno dei covenant più diffusi nei contratti di finanziamento (PFN/EBITDA). Qui vediamo come si calcola, con un esempio, e soprattutto cosa NON dice.

Le due formule

Si arriva all'EBITDA da due direzioni, e tornare allo stesso numero da entrambe è una buona verifica. Dal basso, partendo dall'utile netto: EBITDA = utile netto + imposte + oneri e proventi finanziari netti (sezione C) + rettifiche di valore di attività e passività finanziarie (sezione D) + ammortamenti e svalutazioni delle immobilizzazioni. Dall'alto, partendo dal conto economico: EBITDA = valore della produzione - costi per materie prime - costi per servizi - costi per godimento beni di terzi - costo del personale - variazione delle rimanenze di materie prime e merci - oneri diversi di gestione - accantonamenti per rischi e altri accantonamenti - svalutazione dei crediti dell'attivo circolante. Quest'ultima sottrazione è quella che quasi tutti dimenticano: la voce B6 dello schema civilistico registra gli acquisti, non i consumi, ed è la variazione delle rimanenze (B11) a trasformare gli uni negli altri. Si vede solo negli anni in cui il magazzino si muove davvero, e in quegli anni sposta il risultato. In pratica: tutti i ricavi operativi meno tutti i costi operativi "monetari", cioè quelli che muovono cassa.

In Italia si usa spesso come sinonimo il MOL (margine operativo lordo). Nella sostanza coincidono; a rigore alcune prassi di riclassificazione trattano diversamente accantonamenti e svalutazioni, quindi confrontando numeri di fonti diverse conviene sempre chiedere come sono stati costruiti.

Dove si leggono le voci nel bilancio depositato

Il conto economico civilistico (art. 2425 del codice civile) non ha una riga "EBITDA": va ricostruito. Con lo schema di legge davanti il conto è meccanico: si prende la differenza fra il valore della produzione (lettera A) e i costi della produzione (lettera B), e si rimettono dentro le poste non monetarie che stanno dentro la B.

Voce dello schema di leggeCosa contieneNel calcolo
A - Valore della produzioneRicavi, variazioni delle rimanenze di prodotti, lavori interni, altri ricavisi somma
B - Costi della produzioneMaterie, servizi, godimento beni di terzi, personale, ammortamenti, accantonamenti, oneri diversisi sottrae
B10a, B10b, B10c - Ammortamenti e svalutazioni delle immobilizzazioniAmmortamento di immateriali e materiali, altre svalutazioni delle immobilizzazionisi riaggiunge
B10d - Svalutazione dei creditiSvalutazione dei crediti dell'attivo circolante e delle disponibilità liquideresta dentro i costi
B12 e B13 - AccantonamentiFondi rischi e altri fondi dell'eserciziorestano dentro i costi

In formula: EBITDA = (A meno B) più B10a più B10b più B10c. Si riaggiungono cioè solo gli ammortamenti e le svalutazioni delle immobilizzazioni, perché sono le uniche poste della B che non muovono e non muoveranno cassa. È la definizione del documento di ricerca del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti sull'EBITDA e la PFN (marzo 2024), che lascia dentro i costi la svalutazione dei crediti (corrisponde a mancate entrate) e gli accantonamenti (corrispondono a probabili esborsi futuri).

Nelle valutazioni d'azienda e nelle trattative di acquisizione si incontra spesso la versione più larga, EBITDA = (A meno B) più tutta la B10 più B12 più B13, che riaggiunge anche svalutazione crediti e accantonamenti. Non è sbagliata, ma è già un EBITDA rettificato e produce un numero più alto. Su un bilancio con accantonamenti importanti la differenza vale punti interi di margine, e si trasferisce di peso sul rapporto PFN/EBITDA di un covenant: prima di confrontare il tuo numero con quello di una controparte, chiedi quale delle due definizioni sta usando.

Le denominazioni delle voci sono quelle dell'art. 2425 del codice civile e il loro contenuto è commentato dal principio contabile OIC 12. Nessuno dei due però definisce l'EBITDA: non è una voce di bilancio, è un indicatore di prassi. Per questo la definizione va sempre dichiarata insieme al numero.

Un esempio numerico

Una società ha ricavi per 2.000.000 di euro, costi per materie prime per 800.000, costi per servizi per 400.000 e costo del personale per 500.000. EBITDA = 2.000.000 - 800.000 - 400.000 - 500.000 = 300.000 euro, cioè un margine EBITDA del 15% sui ricavi. Proseguendo verso il basso: con 120.000 di ammortamenti l'EBIT (il risultato operativo) è 180.000; con 40.000 di oneri finanziari l'utile ante imposte è 140.000. Stessi ricavi, tre numeri diversi: ognuno risponde a una domanda diversa.

IndicatoreCosa includeA quale domanda risponde
EBITDASolo la gestione operativa correnteIl mestiere dell'azienda genera margine?
EBITAnche ammortamenti e svalutazioniIl margine copre anche il consumo degli investimenti?
Utile nettoAnche oneri finanziari e imposteCosa resta agli azionisti alla fine?

Perché banche e compratori partono dall'EBITDA

L'EBITDA è una proxy (imperfetta) della cassa generata dalla gestione: escludendo ammortamenti e poste non monetarie, si avvicina al flusso che l'azienda produce prima di pagare debiti e fisco. Per questo compare in due rapporti chiave: PFN/EBITDA, cioè quanti anni di margine operativo servirebbero per ripagare la posizione finanziaria netta (nei covenant bancari la soglia tipica è tra 3 e 4), e i multipli di valutazione (le PMI si comprano e si vendono spesso a un multiplo dell'EBITDA). Un punto di EBITDA in più o in meno cambia direttamente il prezzo dell'azienda e lo spazio di credito.

L'EBITDA rettificato: dove finisce l'analisi e comincia la trattativa

Quando si vende un'azienda o si negozia con una banca compare l'EBITDA "rettificato" (adjusted), cioè depurato dei componenti che non si ripeteranno. L'idea è legittima: se l'esercizio contiene una causa persa una tantum, quel costo non descrive il mestiere. Il punto è che la rettifica la propone quasi sempre chi ha interesse a un numero più alto, quindi va guardata voce per voce.

Rettifica propostaQuando reggeQuando è una forzatura
Costi legali straordinariUna causa chiusa e documentata, che non si ripeteràUn contenzioso ricorrente con clienti o fornitori
Compenso dell'amministratore fuori mercatoIl socio si dava un compenso molto sopra o sotto il valore di mercato del ruoloSi toglie l'intero compenso, come se il ruolo non andasse pagato
Costi di avvio di una linea nuovaSpese di primo impianto isolabili e concluseL'azienda avvia una linea nuova ogni anno: sono costi ordinari
Effetti di un evento eccezionaleUn evento circoscritto nel tempo e nel perimetroDiventa la spiegazione buona per ogni esercizio storto
Canoni verso il socio o società collegateIl canone viene riportato al valore di mercato, con una perizia a documentarloSi azzera il canone perché "tanto l'immobile è di famiglia"
Ricavi e proventi non ricorrentiPlusvalenze, sopravvenienze attive, contributi e indennizzi una tantum vengono TOLTI: la rettifica scendeSi tengono solo le rettifiche che alzano il numero

Quest'ultima riga è la prova del nove sull'onestà di un lavoro di normalizzazione: se tutte le rettifiche vanno nella stessa direzione e il numero rettificato è sempre più alto di quello di bilancio, non è un'analisi, è una posizione negoziale.

Le domande che smontano le rettifiche fragili sono tre, e servono tre sì: questo componente si ripresenterà nei prossimi tre anni? riguarda davvero l'attività che sto comprando (una spesa può essere ricorrente e non inerente, e allora va tolta lo stesso)? è documentabile riga per riga? Chiedi sempre il ponte scritto fra EBITDA di bilancio ed EBITDA rettificato: se non te lo danno, quel numero non esiste. Attenzione anche a una categoria diversa e più insidiosa, che il test dei tre anni non intercetta: le rettifiche che guardano avanti invece che indietro (un contratto firmato a novembre annualizzato su dodici mesi, risparmi deliberati ma non ancora realizzati, sinergie attese). Non sono normalizzazioni del passato, sono previsioni: vanno discusse come tali.

Cosa l'EBITDA non dice

  • Non è cassa: un EBITDA alto con crediti che si gonfiano e magazzino che cresce può convivere con una cassa vuota. Il capitale circolante sta fuori.
  • Ignora gli investimenti: un'azienda che deve rinnovare macchinari ogni anno e una che non investe nulla possono avere lo stesso EBITDA e destini opposti.
  • Ignora il debito: due aziende con EBITDA identico e indebitamento diverso hanno rischi molto diversi (per questo si guarda PFN/EBITDA, non l'EBITDA da solo).
  • Si può abbellire: capitalizzare costi, rinviare manutenzioni o riclassificare poste sposta l'EBITDA senza cambiare la sostanza. Chi analizza lo sa e "normalizza".

Regola pratica: l'EBITDA dice se il motore gira, non se l'auto arriva a destinazione. Va sempre letto insieme alla posizione finanziaria netta, al circolante e ai flussi di cassa veri.

Fai il conto sui tuoi numeri, gratis.Calcolatore EBITDA

L'EBITDA è uno dei numeri che raccontano il bilancio, ma non basta da solo. Gli altri indici da tenere d'occhio: Indici di bilancio: quali guardare (e cosa dicono)

Domande frequenti

Come si calcola l'EBITDA in parole semplici?

Partendo dall'utile netto si risommano imposte, oneri finanziari, svalutazioni e ammortamenti; oppure, partendo dai ricavi, si sottraggono tutti i costi operativi monetari (materie prime, servizi, godimento beni di terzi, personale, oneri diversi). Le due strade devono portare allo stesso numero.

EBITDA e MOL sono la stessa cosa?

Nella sostanza sì: il MOL (margine operativo lordo) è l'equivalente italiano dell'EBITDA. A rigore alcune prassi trattano diversamente accantonamenti e svalutazioni, quindi confrontando dati di fonti diverse va verificato il criterio di costruzione.

Qual è un buon margine EBITDA?

Dipende fortemente dal settore: la distribuzione lavora con margini a una cifra, il software può superare il 30%. Più del valore assoluto conta il confronto con i concorrenti diretti e la tendenza nel tempo: un margine che scende da tre esercizi dice più di qualunque soglia.

Che differenza c'è tra EBITDA ed EBIT?

L'EBIT sottrae dall'EBITDA ammortamenti e svalutazioni: misura il risultato operativo dopo il consumo degli investimenti. Un'azienda con tanti macchinari può avere EBITDA alto ed EBIT modesto: vuol dire che gran parte del margine serve a rimpiazzare i beni che si consumano.

Cosa significa un EBITDA negativo?

Un EBITDA negativo significa che i ricavi non coprono nemmeno i costi operativi correnti, prima ancora di ammortamenti, interessi e imposte: l'attività caratteristica assorbe risorse invece di generarne. È un segnale serio, da affrontare su prezzi, volumi o struttura dei costi.

Come si ricava l'EBITDA da un bilancio depositato?

Il conto economico civilistico non ha la riga EBITDA: si ricostruisce prendendo la differenza fra valore della produzione (A) e costi della produzione (B) dello schema dell'art. 2425 del codice civile e riaggiungendo gli ammortamenti e le svalutazioni delle immobilizzazioni (B10a, B10b, B10c). Attenzione alle voci di confine: il documento di ricerca del CNDCEC del marzo 2024 lascia dentro i costi la svalutazione dei crediti (B10d) e gli accantonamenti (B12 e B13), perché hanno natura monetaria; la prassi valutativa spesso li riaggiunge, ottenendo però un EBITDA già rettificato. Le due strade danno numeri diversi: va dichiarato quale si usa.

Cos'è l'EBITDA rettificato (adjusted)?

È l'EBITDA depurato dei componenti che non si ripeteranno, per mostrare il margine ordinario dell'azienda. È legittimo se le rettifiche sono documentate e davvero irripetibili, ma di solito le propone chi ha interesse a un numero più alto: vanno chieste per iscritto, voce per voce, con il ponte dal numero di bilancio a quello rettificato.

Nel calcolo dell'EBITDA si sottrae la variazione delle rimanenze?

Sì, e c'è una trappola di segno. La voce B6 dello schema civilistico registra gli acquisti, non i consumi: è la voce B11, variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci, a trasformare gli uni negli altri, e si calcola come rimanenze iniziali meno rimanenze finali. Quindi negli anni in cui il magazzino cresce il valore è negativo e alza l'EBITDA. Se parti dai ricavi e non dal valore della produzione, ricordati anche delle voci A2 e A3, cioè le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso, semilavorati e finiti e dei lavori in corso su ordinazione, che vanno invece sommate.

Perché le banche guardano il rapporto PFN/EBITDA?

Perché stima in quanti anni il margine operativo ripagherebbe il debito finanziario netto. Nei covenant dei finanziamenti alle PMI la soglia richiesta è tipicamente tra 3 e 4: sopra, il debito inizia a essere considerato pesante rispetto alla capacità di generare margine.

Fonti

  • Art. 2425 codice civile (schema del conto economico: A valore della produzione, B costi della produzione, B10 ammortamenti e svalutazioni, B11 variazioni delle rimanenze di materie prime, B12 accantonamenti per rischi, B13 altri accantonamenti)
  • OIC 12, Composizione e schemi del bilancio d'esercizio: contenuto delle voci del conto economico
  • CNDCEC, Nozione di Ebitda e Posizione Finanziaria Netta (PFN) per fini valutativi e negoziali, documento di ricerca marzo 2024

Contenuto rivisto da Daniele Chiari, CFO.

Continua a leggere